Un pò di condivisione..

Ho provato almeno tre volte a registrare il video di questi contenuti ma in questi giorni sono così stanca e quindi mi vedo così male che ho deviato tutto il materiale nel cestino e cancellato il cestino stesso. Vedete? Sono una di voi. Anche io vivo periodi in cui mi infastidisco da sola. Probabilmente la mancanza di ferie e i ritmi molto serrati da maggio ad oggi si sono fatti sentire. Mi assento qualche giorno da MIMArti non per volontà ma per necessità. Non saranno delle ferie canoniche ma un pit stop che sfrutterò per riposare il corpo e la mente, per raccogliere tutte le idee che ho in queste settimane ho appuntato in modo schizofrenico e per fare scorta di entusiasmo. 

Settembre. Mio caro settembre. 

Vestito da quella strana sensazione di primo giorno: il rientro, i quaderni vuoti, il lavoro che riprende, le abitudini da ricostruire e l’impressione che proprio adesso dovremmo rimettere ordine in ogni cosa.

È un mese che sa di ritorno, ma anche di possibilità. E forse per questo ci mette addosso tanta energia quanta pressione: nuovi obiettivi, nuovi ritmi, nuove promesse da fare a noi stessi. Come se dovessimo necessariamente recuperare, produrre, cambiare vita o diventare improvvisamente la versione migliore di noi.

Ma un nuovo inizio non deve essere per forza una rivoluzione.

Può essere anche un momento in cui fermarsi e domandarsi: che cosa voglio portare con me? Che cosa non mi appartiene più? Di che cosa ho bisogno davvero, in questa fase della mia vita?

Forse settembre non ci chiede di correre verso una nuova versione di noi.

Forse ci chiede soltanto di tornare, con un po’ più di sincerità, verso noi stessi.

Caro settembre,

ricordami che posso cambiare ruolo senza cambiare chi sono.

A volte non rimandiamo ciò che dobbiamo fare.

Rimandiamo ciò che potremmo sentire.

In psicologia, la procrastinazione non viene considerata semplicemente come mancanza di disciplina o di organizzazione.

Molto spesso, dietro un “lo farò più avanti” c’è il tentativo di allontanare, almeno temporaneamente, qualcosa che ci mette in difficoltà: la paura di fallire, il timore di sbagliare, l’incertezza, il senso di inadeguatezza, ma anche il peso di una scelta che potrebbe cambiare qualcosa.

Rimandare, nell’immediato, funziona: ci dà sollievo.

Il problema è che quel sollievo può diventare un rinforzo. Ogni volta che evitiamo qualcosa che ci attiva emotivamente, impariamo che allontanarcene è un modo efficace per stare meglio. E così ciò che rimandiamo può diventare sempre più difficile da affrontare.

A volte, quindi, la domanda non è:

“Perché non riesco a farlo?”

Ma:

“Che cosa sto cercando di non sentire, mentre lo rimando?”

E forse è proprio da lì che può iniziare qualcosa.

Non dalla necessità di fare tutto subito, ma dalla possibilità di riconoscere cosa ci tiene fermi e scegliere, un passo alla volta, di non lasciare che la paura decida al posto nostro.

Quanti problemi inutili elabora la mia mente,

quali cose sono realmente importanti?

Amare, stare bene, essere felice:dovrei concentrarmi su questo.

Ho voluto condividere queste riflessioni ispirate da alcuni articoli letti negli ultimi giorni.

Per questo vi ho lasciato un codice sconto del 50 % valido fino a martedì 15 luglio.

Perché magari tutto questo può passare anche dal l’allenamento. 

Perché..

Voglio vivere, non funzionare.

Flannery O’Connor, “Diari”

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